John Milton, il grande poeta inglese del 17mo secolo, scrisse che quando Alessandro Magno vide l’estensione del suo regno pianse, poiché non vi erano più terre da conquistare.
Fortunatamente, per i medici e per i loro pazienti , la scienza medica non ha mai tenuto in considerazione un tale presupposto. Questo è particolarmente evidenziabile considerati i progressi realizzati nel tempo nel trattamento delle MICI .
Per la maggior parte della seconda metà del 20mo secolo i medici solitamente hanno trattato i pazienti affetti da MICI con una serie di farmaci antinfiammatori come: sulfalazina, corticosteroidi, immunomodulatori e antibiotici. Come con tutti gli agenti chimici si deve tenere in considerazione il rapporto rischio-beneficio che deve anche essere adattato secondo le singole necessità di ogni paziente, basate sulla severità della malattia e in base alla personale tolleranza .
Mentre queste terapie sono state - e tutt’ora continuano ad essere - efficaci nel trattamento delle MICI , esse rimangono per lo più statiche nella loro evoluzione e nella loro capacità di centrare l’obiettivo di trovare la causa primaria dell’infiammazione . Negli ultimi mesi dello scorso secolo è stata introdotta una nuova classe di farmaci che ha portato una svolta nel trattamento delle MICI, specialmente in quei pazienti con malattia di grado moderato-severo.
I farmaci biologici , contrariamente ai farmaci chimici, sono stati creati per andare a colpire uno specifico mediatore immunologico o genetico .Nelle MICI , questo mediatore è la super produzione delle citochine ( proteine) fra le quali il TNF-alfa. L’eccessiva presenza di TNF-alfa si traduce in un’ incontrollata risposta all’infiammazione che conduce ai sintomi classici delle MICI, fra i quali :attacchi diarroici, dolori addominali acuti, nausea, debolezza e perdita ponderale. Nel 1999 L’Infliximab fu introdotto in Europa come il primo farmaco biologico nel trattamento della Malattia di Crohn ed in seguito anche della Rettocolite Ulcerosa. Questo anticorpo monoclonale diede ai gastroenterologi un’inaspettata strada terapeutica che andava a ricercare le cause dell’infiammazione. L’Infliximab ricerca e limita il TNF-alfa , che a sua volta inibisce il legame fra TNF-alfa e i recettori cellulari dei tessuti in modo da ridurre l’infiammazione.
Altri farmaci biologici sono stati perfezionati da allora e altri ancora sono in evoluzione.
Fondamentalmente l’introduzione dei farmaci biologici ha chiaramente condotto ad ambiziosi obiettivi fra i quali ; l’ottenimento di remissione senza utilizzare steroidi, la guarigione endoscopica, e la riduzione di ospedalizzazioni ed interventi chirurgici.
Tuttavia alcuni possibili effetti collaterali ( fra cui infezioni e linfomi) implicano una selezione accurata dei pazienti, al fine di maggiori benefici nel trattamento a lungo termine.
L’avvento dei farmaci biologici ha dato ai clinici e ai loro pazienti , sia adulti che pediatrici, un motivo per avere maggiori aspettative di risultati terapeutici già da dieci anni.
Se lo studio sarà costante , come sembra, la prossima decade produrrà nuove e ancor più efficaci scoperte per la cura delle MICI.
Marc Ferrante, MD PhD
University Hospital Gashuisberg
Leuven, Belgium
Editors Note; Dr. Ferrante is Chair of YECCO – a function of
the European Crohn’s and Colitis Organization
Tratto dalla newsletter del sito EFCCA
European Federation of Crohn & Ulcerative Colitis Associations





